Share

D.repubblica.it | Tumori, il potere della musica nella cura

D.repubblica.it | Tumori, il potere della musica nella cura

D.repubblica.it | Tumori, il potere della musica nella cura

Uno studio della Cochrane Collaboration conferma che la musica ha effetti positivi sul benessere psicologico, la qualità di vita e, in parte, anche su alcuni sintomi fisiologici dei pazienti

Marta Impedovo e Tiziana Moriconi

È scientificamente dimostrato che la musica può avere  effetti benefici sulla qualità della vita dei malati di cancro, alleviando sia i sintomi psichici che in parte i sintomi fisici della malattia. Lo conferma una revisione di studi realizzata da un team di esperti del gruppo Cochrane Collaboration, un’ organizzazione internazionale che si occupa di revisioni medico-scientifiche.

Musica in terapia o musica come terapia. Prima di inoltrarci nello studio, una premessa è d’obbligo. Esistono diversi modi attraverso cui la musica può essere integrata nella cura del paziente: il personale medico che si occupa del trattamento può semplicemente far ascoltare al malato dei brani musicali, oppure può essere presente un terapista specializzato che crea per il paziente un’esperienza musicale personalizzata e guidata. In questo caso si parla più propriamente di musicoterapia. In realtà, esiste un’ulteriore importante distinzione: «La vera musicoterapia, infatti, presuppone la partecipazione diretta del paziente alla produzione musicale, magari utilizzando strumenti di facile gestione come quelli a percussione, e la definizione di un percorso terapeutico identificato da uno specialista. Insomma, una cosa è la musica in terapia e un’altra è la musica come terapia», spiega a Salute Seno Stefano Martini, musicista e presidente della Federazione Italiana Musicoterapia.

Lo studio. Il progetto della Cochrane nasce con l’intento di aggiornare una revisione della letteratura scientifica sul tema già condotta nel 2011. A quella versione sono stati aggiunti 22 studi più recenti, per un totale di 52 articoli e 3.731 partecipanti. Di queste ricerche, 17 analizzano gli effetti della musica su pazienti sottoposti a chemioterapia o radioterapia, 20 su pazienti sottoposti a chirurgia e 15 più in generale su pazienti malati di cancro. La maggior parte dei partecipanti agli studi sono adulti, con l’eccezione di cinque articoli di oncologia pediatrica. Di tutti gli studi considerati, 23 trattano casi di musicoterapia e 29 di ascolto di brani.

In entrambi i casi la musica sembra avere effetti benefici, ma solo della musicoterapia si può dire che porti un vero contributo alla qualità della vita dei malati. In questo caso, il terapista elabora un vero e proprio percorso sonoro su misura, basato sulle esperienze del paziente e sulle sue relazioni familiari, facendogli ascoltare, ma anche suonare, cantare e scrivere musica.

I risultati. Quali sono questi effetti benefici? Secondo i risultati, la musica non solo contrasta l’ansia, ma è anche in grado di attenuare il dolore e la fatigue e, sembrerebbe, anche i sintomi della depressione. Sembra infatti che possa ridurre il bisogno di anestetici e analgesici e accorciare il periodo di ricovero in ospedale. Ma non è tutto: l’intervento musicale, sebbene in minima parte, abbasserebbe la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria e la pressione arteriosa del sangue. «La nostra conclusione è che la musica, soprattutto se accompagnata da una terapia emozionale personalizzata, può e deve essere considerata un trattamento complementare alle terapie farmacologiche anti-cancro», commenta Joke Bradt del dipartimento di Creative Arts Therapies  della Drexel University di Filadelfia (Usa), che ha guidato il lavoro di revisione.

Effetti temporanei e permanenti «Le esperienze fatte sia nel campo delle neuroscienze ci dicono che per avere dei veri benefici e modificare in modo permanente lo stato di salute di partenza non è sufficiente ascoltare musica, ma bisogna che la mente si costruisca una struttura in grado di organizzare, nel modo più consono alla propria natura, i suoni che ci provengono dall’ambiente», commenta ancora Martini: «Per ottenere questo, bisogna affidarsi a un tecnico che sappia risvegliare e far funzionare a dovere quelle strutture dedicate che ognuno di noi possiede fin dal quarto mese di gestazione. Il solo ascolto della musica può soltanto assolvere a una delle sue funzioni elementari: quella dell’evocazione di sentimenti, ricordi, sensazioni tattili, olfattive e visive depositate nel vissuto di ognuno. In questo senso ognuno ‘ha una sua musica’ che però può portare solo a un miglioramento temporaneo dell’umore».