Share

Prevenzione

Prevenzione

Prevenzione

La prevenzione, con le tecniche della musicoterapia, si pone come finalità lo sviluppo armonico e integrato della personalità in soggetti adulti o in età evolutiva sul piano percettivo, cognitivo e socio/affettivo ed è classificabile secondo due livelli:

  1. a) Livello di prevenzione primaria. A tale livello appartengono anche interventi rivolti ad un ambito ricreativo e socializzante con la finalità di mantenere l’unità armonica psicofisica dell’individuo.
  2. b) Livello di prevenzione secondaria e terziaria . A tale livello appartengono anche Interventi di tipo riabilitativo e terapeutico rivolti alle patologie delle aree indicate qui di fianco:

Aree delle Patologie

  • psichiatrica;
  • neurologica;
  • neuropsicologica e sensoriale;
  • foniatrica;
  • somatica generale.

LA PREVENZIONE NELL’ETA’ EVOLUTIVA

(Musicoterapia preventiva nell’area pedagogica)

img_20161221_160211

Si tratta di interventi atti a prevenire i disturbi insorgenti in età scolare come il disagio strutturato, la demotivazione, la dispersione scolastica e la devianza. La maturazione di un individuo, di un’identità, base primaria per la formazione di un nucleo sociale, passa attraverso fasi di sviluppo, che sono caratterizzate da continue esperienze di apprendimento, legato all’acquisizione di atteggiamenti, informazioni, modelli, comportamenti. Tuttavia c’è il rischio che questo apprendimento si trasformi in condizionamento, con una conseguente tendenza al livellamento, alla omogeneizzazione dei gesti, dei comportamenti e delle idee con il conseguente ed inevitabile rifiuto dell’ “altro”, diverso per razza, religione o cultura.

Si presenta allora la necessità, in questi casi, di promuovere un tipo di apprendimento, che dispieghi in primo piano la ricchezza delle proprie potenzialità accanto agli inevitabili limiti, e consenta di mettere a frutto le prime e di accettare i secondi.

Dato che il rifiuto della diversità nasce dalla paura di ciò che non si conosce, dalla paura cioè di rispecchiare nell’altro tutto il vissuto rimosso e angosciante che è in noi, educare significa allora aiutare a portare fuori di noi gli oggetti della sofferenza taciuta e, con dolcezza e tranquillità, dare loro un posto rassicurante nella propria coscienza: “Educare è andare insieme oltre il già conosciuto, oltre la propria immagine riflessa, far evolvere la propria identità, portandoci dietro il nostro essere globale, con il proprio carico di emotività, di corporeità, di comportamenti, di difficoltà, di sogni e di paure, consapevoli anche della possibilità dell’errore.” [Mario Piatti. “Progettare l’Educazione musicale”. ed. Cappelli 1993 Bologna].

Ascoltare e produrre musica, con strumenti semplici, con il corpo, con la voce, e condividere questa esperienza in un gruppo, crea un microcosmo in cui si sperimentano ruoli e si producono messaggi attraverso una rete di relazioni che, osservate e colte nel loro nascere, risultano fondamentali per lo sviluppo dell’autonomia e delle capacità sociali dell’individuo.

La finalità non è quella di imparare la musica, ma, attraverso questa, imparare ad usare le conoscenze e le competenze per via acquisite, per attivare una relazione sempre più positiva con gli altri e con la realtà che ci circonda.

La consuetudine del rapporto con l’altro e con il diverso sperimentato attraverso una via tranquilla e divertente che utilizza un linguaggio più diretto, affascinante e coinvolgente come la musica d’insieme”, facilita la costruzione di una relazione tra persone anche culturalmente diverse e disperde in un’atmosfera affettiva le tensioni e le paure.

Da qui l’importanza e la necessità di una educazione musicale interculturale fin dall’infanzia, una educazione in grado di facilitare l’accoglienza, il rispetto, la conoscenza e l’integrazione reciproca.

Progettare un intervento di prevenzione significa allora porsi come finalità “la valorizzazione e rinforzo dell’identità personale” attraverso il riconoscimento e l’analisi delle differenze riscontrate nelle identità altrui.

TECNICHE

indirizzare gli atti educativi in modo tale da facilitare l’autoespressione attraverso eventi sonoro/musicali e favorire così l’acquisizione/potenziamento di conoscenze e abilità psicomotorie in ambito musicale che permettano ai bambini/adolescenti di soddisfare i propri bisogni e di orientarsi nei propri interessi svolgendo un ruolo attivo nella comunicazione sociale.

Parlando di evento sonoro/musicale, si fa riferimento a “qualsiasi fenomeno sonoro che avviene in un determinato tempo, in un determinato luogo, e che assume, per chi lo fruisce/produce/rielabora, un particolare senso/significato musicale”.

Nella pratica, l’evento sonoro/musicale si sviluppa intorno ad un “tema” scelto facendo riferimento al contesto, alla storia musicale dei singoli e al vissuto sonoro ed emotivo del gruppo.

Gli “elementi costitutivi” dell’evento musicale saranno scelti in base alle competenze che si vorranno attivare/potenziare ed in base ad una attenta osservazione dei comportamenti musicali del gruppo.

Saranno utilizzati poi degli “indicatori” atti a valutare l’acquisizione e il potenziamento delle competenze dei partecipanti. Tali indicatori sono desunti dalla correlazione tra le competenze standard attivate nei livelli percettivi, cognitivi e prassici dell’apprendimento e quelle attivate negli stessi livelli dall’evento sonoro.

LA PREVENZIONE NELL’ETA’ ADULTA

(Musicoterapia espressiva)

Prevenzione delle sindromi da stati depressivi derivanti da eccessivo “stress” psicofisico.

L’intervento è volto all’integrazione corpo/mente attraverso tecniche proprie della metodologia in uso nella Musicoterapia Preventiva e si basa sulle rilevazioni anamnestiche e di diagnosi funzionale effettuate in ambito musicoterapico sui soggetti affetti da stati depressivi.

In tali contesti è stato riscontrato, come diffuso atteggiamento culturale, che il corpo umano è considerato, nella migliore delle ipotesi, un insieme compatibile di strutture organiche che concorrono in modo solidale all’attuazione di un progetto funzionale alla sopravvivenza dell’individuo.

A tale atteggiamento, nei soggetti presi in esame, corrisponde un insieme di comportamenti che tendono ad escludere una più stretta relazione con la loro realtà corporea.

Ma questa realtà si plasma in continuazione (indipendentemente dalla volontà di ognuno) intorno alle sensazioni che l’attività percettiva umana cattura dall’esterno. E poiché queste sensazioni si trasformano in emozioni (e poi in “pensiero”, contribuendo a formare l’identità dell’individuo), e il corpo diventa il “luogo” dove esse si depositano, escludendo quella stretta relazione i sentimenti restano imprigionati, bloccati in una sorta di corazza muscolare.

Così, qualora non venga stabilito una sorta di feedback circolare tra il corpo e la persona che lo abita, quello, ricorrendo a forme di apprendimento concreto, imitativo e non elaborativo, “emerge spesso in primo piano come espressione della sofferenza e come mediatore che rende accessibile la relazione tramite sintomi somatici di cui spesso è più facile parlare in sostituzione dei conflitti che talvolta ne sono alla base.”(W. Scategni – “Il linguaggio simbolico del corpo nelle terapie di gruppo”. vol. LXXXII, fasc. 3, Rassegna di Studi Psichiatrici di Siena, 1993).

L’integrazione, quindi, di queste due realtà, il corpo e la mente, è di fatto fondamentale per una gestione adeguata di se stesso di fronte alle richieste eccessive di adattamento fatte dall’ambiente circostante all’individuo.

LIVELLI DI INTERVENTO

Primo livello di intervento

  1. stimolazione e facilitazione dell’espressione corporea del partecipante (voce, gesto e movimento) attraverso il rilassamento e l’allentamento delle tensioni muscolari indotto dall’ascolto di musiche opportune.
  2. esplorazione guidata del corpo e dello spazio ad esso circostante.

 

Secondo livello di intervento

  1. guida all’utilizzo dello spazio proprio e altrui curando in modo particolare le competenze espressivo/musicali/corporee dei partecipanti.
  2. cura delle competenze relazionali dei partecipanti stimolando e facilitando la comunicazione musicale.

Gruppi espressivi tra pazienti delle unità ospedaliere di lungodegenza ( “terapia complementare”)

Le potenzialità aggregative e socializzanti della musica vengono utilizzate per costituire una spazio dinamico volto a favorire la comunicazione tra i pazienti delle unità ospedaliere di lungodegenza.

La metodologia musicoterapica fornirà poi gli strumenti per stimolare l’attività espressiva e per attribuire significati agli eventi attraverso l’osservazione dei “comportamenti musicali” e la comprensione delle dinamiche interazionali ad essi correlate. Tale metodologia si basa su tecniche di “comunicazione non verbale” volte alla definizione di linguaggi provvisori strutturati attorno alla condivisione di codici desunti e adottati durante le esperienze sonoro/musicali di gruppo.

L’uso di questi linguaggi produce una sorta di identità gruppale che permane anche oltre la permanenza stessa del singolo individuo e l’inserimento di nuovi.

L’attività musicale sarà strutturata in laboratori e si produrrà sotto forma di improvvisazione in piccola parte guidata e per lo più libera, in modo che venga più autenticamente riflessa nell’azione musicale e nella gestualità la realtà dinamica dei singoli partecipanti. Gli incontri, impostati come momenti di festa e di svago, saranno volti a stimolare il più possibile il canale emotivo “piacere/apprendimento”, al fine di arrivare ad un livello accettabile di produzione musicale sia dal punto di vista espressivo che dal punto di vista tecnico.

La finalità è quella di accrescere i residui di competenza sociale attraverso l’attivazione nel gruppo di una rete di relazioni affettive sufficiente a determinare uno scopo comune e ad influire in positivo sullo standard delle dinamiche relazionali degli utenti.